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Michela Gerosa

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La Stagione di Prosa prosegue con “Edificio 3. Storia di un intento assurdo”, spettacolo scritto e diretto da Claudio Tolcachir al Teatro Donizetti dal 5 al 13 aprile

La Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti si apre alla drammaturgia contemporanea con Edificio 3. Storia di un intento assurdo, spettacolo scritto e diretto dall’argentino Claudio Tolcachir, in scena nel principale teatro cittadino da sabato 5 a domenica 13 aprile. In palcoscenico: Rosario Lisma, Valentina Picello, Giorgia Senesi, Stella Piccioni, Luca Tanganelli. Traduzione di Rosaria Ruffini. Luci Claudio De Pace. Costumi di Giada Masi. Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Carnezzeria srls, Timbre4, in collaborazione con Aldo Miguel Grompone. Durata 1 ora e 30 minuti senza intervallo. Orari spettacoli: serale ore 20.30; domenica 6 e 13 aprile ore 15.30; lunedì 7 aprile riposo. Edificio 3. Storia di un intento assurdo è una commedia che racconta di cinque personaggi che condividono lo spazio ristretto di un ufficio: le loro vicende personali vi si intrecciano, con momenti di commozione, effetti grotteschi e di comicità. C’è Sandra, single che fa di tutto per rimanere incinta (Giorgia Senesi); Ettore (Rosario Lisma), cinquantenne mammone, che solo dopo la morte della madre si avventura nelle prime goffe esperienze amorose; c’è la confusionaria, invadente, affettuosa Monica (Valentina Picello), che non sapendo vivere la propria vita, si infila in quelle altrui; c’è l’amore combattuto tra Manuel, ragazzo fragile e violento (Luca Tanganelli) e la più equilibrata Sofia (Stella Piccioni). Tradimenti, equivoci, desideri irrefrenabili, sogni e rimpianti: tutta la vita davanti agli occhi degli spettatori, che si riconoscono in queste storie, perché Claudio Tolcachir sa metterci di fronte allo specchio dei nostri sentimenti. Scritta con grande verità, la commedia è molto divertente, e dipinge personaggi commoventi e comici. Siamo tutti noi i cinque abitanti di Edificio 3. Siamo noi che rimpiangiamo il primo amore, che lottiamo ogni giorno contro la solitudine, che nel lutto scopriamo noi stessi, che ci tradiscono con chi meno ci aspettiamo, che non troviamo le parole, che mentiamo per nasconderci, che il dolore ci rende ridicoli, noi, ingenui a cinquant’anni, disincantati a venti. Ben noto anche al pubblico italiano, Claudio Tolcachir è drammaturgo, regista, attore e fondatore del Teatro Timbre 4 a Buenos Aires. Nel 2021 ha fondato, con Lautaro Perotti e Santi Marin, Timbre 4 Madrid nella capitale spagnola. Protagonista indiscusso della nuova scena argentina, acclamato anche in Spagna, ha riscosso il suo primo successo internazionale nel 2005 con il pluripremiato La Omisión de la Familia Coleman, presentato nelle più importanti capitali del mondo, tra cui Milano, Madrid, Parigi, Lisbona, Dublino, New York, e tuttora in tournée. Nel 1998 fonda la compagnia TIMBRE4, dal 2001 multisala teatrale e scuola di recitazione, punto di riferimento culturale fondamentale a Buenos Aires, con la quale mette in scena testi da lui scritti e diretti, quali: La omisión de la familia Coleman, Tercer cuerpo, El viento en un violín (che insieme formano la “Trilogia del living”, raccolta in volume e pubblicata in Italia da Editoria & Spettacolo, 2012), Emilia; poi Dínamo e Próximo. È stato insignito di numerosi premi: ACE, Clarín, María Guerrero, Teatro del Mundo y Teatro XXI, ed è stato nominato al Premio Konex

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La Stagione di Altri Percorsi si conclude giovedì 3 e venerdì 4 aprile con “The Trials (I Processi)”, per la regia di Veronica Cruciani

Altri Percorsi, la stagione della Fondazione Teatro Donizetti dedicata alla nuova espressività teatrale, è alla conclusione: giovedì 3 (ore 20.30) e venerdì 4 aprile (ore 10.30) è in programma al Teatro Sociale di Città Alta The Trials (I Processi), testo dell’inglese Dawn King messo in scena dalla regista Veronica Cruciani coinvolgendo dodici giovani attori della Accademia dei Filodrammatici di Milano. Traduzione di Monica Capuani. Scene e costumi di Erika Carretta. Disegno luci di Fabrizio Visconti. Drammaturgia sonora di John Cascone. Contributi video di Stefano Capra e Umberto Terruso. Andato in scena nell’estate del 2022 al Donmar Warehouse di Londra, The Trials ci porta in un futuro molto prossimo, in cui è cominciata la resa dei conti per la ferita inferta dall’umanità all’ambiente. Fuori l’aria è quasi irrespirabile, la vita è diventata complicata e il futuro lugubre. La generazione dei giovanissimi è chiamata a prendere parte attiva nei “processi”, cui fa riferimento il titolo, a persone che si sono macchiate di crimini contro la sostenibilità. Queste giurie di ragazzi hanno potere di vita o di morte e le sei ragazze e i sei ragazzi che presentano il testo dovranno processare tre adulti. Si discuterà animatamente, perché le personalità e le visioni etiche e politiche di questi giovani sono profondamente diverse, e la responsabilità che gli è stata affidata è pesante. Come nella migliore drammaturgia contemporanea inglese, l’elemento personale irromperà nel finale spazzando via il rischio didascalico di un testo di così stretta attualità. Racconta Veronica Cruciani, che per Altri Percorsi ha firmato in passato la regia di diversi spettacoli, tra cui Accabadora di Michela Murgia, coproduzione della stessa Fondazione Teatro Donizetti: «Nella commedia The Trials, l’autrice Dawn King immagina un’epoca futura, non troppo lontana dalla nostra, un mondo irrimediabilmente danneggiato dove una giuria di giovani si riunisce per processare alcune persone della generazione dei loro genitori. L’accusa che gli viene mossa è il loro fallimento nell’arrestare il cambiamento climatico. Ho scelto questo testo proprio per la sua visione scomoda e urgente, che presenta un pianeta che non può più sostenere la sua popolazione, dove l’aria è così inquinata che non si può aprire una finestra, dove i voli e il consumo di carne sono vietati. Le linee di battaglia all’interno di questa giuria di dodici ragazzi e ragazze sono chiare: alcuni dei giovani ritengono che tutti gli imputati sono colpevoli perché non hanno agito quando ne avevano la possibilità, altri sostengono che senza umanità e compassione, l’umanità stessa non ha alcuna possibilità futura. Il fulcro del dibattito è sulla crisi climatica, sullo scontro generazionale ma solleva anche delle domande importanti sulla questione della giustizia. Qual è la differenza tra giustizia e vendetta? Possiamo fare una classifica della colpa? Il rimorso può essere un’attenuante? In questo tribunale teatrale le domande sono affrontate senza mezzi termini ma le risposte non sono facili o immediate». The Trials, spettacolo collegato a uno dei principali progetti del Cantiere del Teatro della Fondazione Teatro Donizetti è, sempre con le parole di Veronica Cruciani, «un testo che funziona come allegoria, ma

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Torna anche nel 2025 il Donizetti Summer Camp!

DONIZETTI SUMMER CAMP 2025 IO NON HO PAURA. La saga dell’indomabile Dal 9 al 13 giugno, dal 16 al 20 giugno, dal 30 giugno al 4 luglio e dal 7 all’11 luglio Torna il Donizetti Summer Camp, un’occasione per vivere tutti gli spazi del Teatro Donizetti, dalla sala prove ai camerini fino al palcoscenico, da veri protagonisti, conoscendo e sviluppando i propri talenti in un gruppo di bambini/e e ragazzi/e affiatato, che avrà il coraggio di mettere in scena la riduzione di un’opera in una sola settimana. ____________________________________ L’estate è alle porte e la Fondazione Teatro Donizetti torna a proporre, dopo il successo delle passate edizioni, ben quattro diverse settimane di Donizetti Summer Camp 2025, che quest’anno ha per titolo IO NON HO PAURA – La saga dell’indomabile: bambini e ragazzi tra gli 8 e i 14 anni potranno vivere in modo inusuale gli spazi del Teatro Donizetti, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 17.00 (con possibilità di anticipo alle 8.00 e posticipo alle 17.30). Le iscrizioni apriranno il 2 aprile 2025 alle ore 12.00. Ulteriori dettagli per l’iscrizione qui Modulo da compilare per l’iscrizione qui  Anche per il 2025 torna il Donizetti Summer Camp, un’esperienza unica che vi porterà alla scoperta delle opere di Gaetano Donizetti e delle sue affascinanti riletture, immersi nella meraviglia del Teatro Donizetti, dal palcoscenico alla sala prove al laboratorio di scenografia. In un’atmosfera creativa e stimolante, avrete l’opportunità di lavorare su quattro opere in quattro settimane, ognuna caratterizzata da un’interpretazione originale che apre nuove prospettive sull’opera e sul teatro attraverso il gioco e il canto. Quest’anno si aggiunge un titolo di Rossini, La Cenerentola, la fiaba delle fiabe, con risvolti imprevedibili e una Cenerentola più saggia che mai. Il canto e la musica saranno linguaggi da scoprire per entrare in contatto con le storie antiche di Lucia, Cardenio, Noè e Angelina, attraverso la musica e il teatro. Ogni settimana termina con la realizzazione di un’opera, uno spettacolo in cui ogni partecipante avrà un ruolo importante e in cui ogni elemento di scena sarà stato realizzato in sessioni dedicate. I titoli: 1. Il furioso all’isola di Santo Domingo, di Gaetano Donizetti Una rivisitazione semiseria dell’opera di Donizetti, incentrata sulla paura della diversità. L’opera diventa una girandola di equivoci e incomprensioni che trasformeranno la messa in scena in un gioco tragicomico, ricco di sorprese e riflessioni sul nostro rapporto con l’altro. 2. Lucia di Lammermoor, di Gaetano Donizetti Un capolavoro che esploreremo come una potente metafora della lotta contro la prepotenza e la violenza sulla propria identità. Lucia diventa un’eroina che rappresenta tutte noi quando ci troviamo a difendere le nostre scelte in un mondo che spesso le calpesta. Un incontro tra musica struggente e un’estetica pop per raccontare una storia senza tempo. 3. Diluvio Universale, di Gaetano Donizetti In questa rivisitazione, la cupa atmosfera dell’opera donizettiana si trasforma in una storia di denuncia sociale. Noè, leader degli Ambientalisti, guida un gruppo che si prende cura del nostro pianeta, affrontando la tribù degli Spreconi che ignora la gravità della crisi climatica. Un’opera che ci riguarda da vicino e che affronta tematiche contemporanee in modo

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Dal 31 marzo al via le selezioni per i Corsi formativi di Illuminotecnica e Fonica

Tanti spettacoli ma non solo: la Stagione di Prosa e Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti ha anche a cuore l’avvio dei giovani alle molteplici attività che ruotano attorno alla messa in scena di uno spettacolo. Anche quest’anno, quindi, sulla scorta dei riscontri positivi degli anni passati, la Fondazione indice un bando di selezione per partecipare ai corsi di illuminotecnica e di fonica inseriti nel progetto Cantiere del Teatro e condotti da personale esperto della stessa Fondazione. I corsi si rivolgono ai giovani di età maggiore o uguale a 17 anni (anche ancora da compiere, purché entro la fine del 2025). Per partecipare, i candidati dovranno inviare il proprio curriculum vitae contenente eventuali esperienze pregresse e gli studi fatti, oltre a una lettera motivazionale, compilando l’apposito form inserito nel bando entro e non oltre le ore 12 di venerdì 18 aprile.  A seguito della selezione sulla base dei documenti e delle lettere inviati, mercoledì 7 maggio sarà reso noto l’esito del bando. I corsi non comportano il versamento di quote di iscrizione e inizieranno martedì 3 giugno. Entrambi i corsi, al cui termine verrà rilasciato un attestato di frequenza, forniranno elementi teorici dei criteri, della metodologia e della terminologia base, cui seguiranno prove pratiche con il capo-elettricista e il capo-fonico del Teatro Donizetti. È previsto un incontro introduttivo comune per entrambi i corsi; a seguire ciascun corso si svolgerà in quattro giornate intensive dove verranno poste le fondamenta teoriche e pratiche delle discipline.  I partecipanti al corso di illuminotecnica avranno anche l’opportunità di vivere un’esperienza diretta presso l’azienda Claypaky, brand di riferimento a livello internazionale nel settore dei sistemi di illuminazione professionale: la giornata prevede una visita al museo e al settore produttivo dell’azienda e una sessione tecnica. Gli allievi del corso di fonica si recheranno invece presso lo studio di registrazione 1901 Factory di Alzano Lombardo, spazio creativo dedicato alla musica e alle arti performative e luogo di incontro per artisti e professionisti.  Entrambi i corsi si concluderanno con un’esperienza di registrazione di una band live sul palco del Teatro Donizetti.  «I corsi  di illuminotecnico e di fonico, insieme a quelli del Progetto Young, rappresentano una parte fondamentale della nostra attività, integrandosi con tutte le proposte di spettacolo», specifica Maria Grazia Panigada, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti, «Ne costituiscono la parte formativa e sono per noi importanti perché sentiamo il dovere di dare la possibilità ai giovani di conoscere le professioni del teatro e di poter avvicinarsi a questo mondo per poi in futuro poterne far parte. Personalmente sono grata a tutti coloro che rendono possibile questo progetto mettendo in gioco la propria professionalità e manifestando un’attenzione educativa». Per maggiori informazioni: e-mail: info@fondazioneteatrodonizetti.org

Dal 31 marzo al via le selezioni per i Corsi formativi di Illuminotecnica e Fonica2025-03-28T11:41:11+01:00

Grandissimo successo per la 46esima edizione di Bergamo Jazz Festival!

Oltre 8.500 presenze complessive in soli quattro giorni 18% dall’estero 11 sold out su 12 concerti a pagamento Pubblico proveniente da 16 regioni e da altre 17 nazioni   Sounds of Joy: i “suoni di gioia” di Joe Lovano, per il secondo anno Direttore Artistico del Festival, hanno travolto l’intera città e conquistato il pubblico proveniente da larghissima parte d’Italia e anche dall’estero: oltre 8.500 le presenze complessive in soli quattro giorni; 3.544 spettatori alle tre serate al Teatro Donizetti, 783 dei quali abbonati (15 in più rispetto allo scorso anno); 11 sold out su 12 eventi a pagamento. 16 le regioni italiani rappresentate da Nord a Sud, da Est a Ovest. 17 le nazioni estere, pari al 18% del pubblico: Austria, Brasile, Emirati Arabi, Francia, Germania, Irlanda, Israele, Lettonia, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Serbia, Spagna, Svizzera, Ungheria, Stati Uniti.  Visitatissimo è stato il sito del Teatro Donizetti: oltre 17.000 gli utenti attivi. Le pagine Facebook e Instagram di Bergamo Jazz, nella settimana del Festival, hanno totalizzato una copertura di 472.660 utenti, superando le 15.000 interazioni e sfiorando i 25.000 follower organici. Sono questi i primi dati salienti che attestano il grandissimo successo di Bergamo Jazz 2025. Quella finita domenica sera è un’edizione da consegnare agli annali del Festival anche sotto il profilo artistico, nel segno di un amplissimo ventaglio di proposte: dal jazz “vecchio stampo” dei Cookers alle alchimie noise di Marc Ribot, con finale sulle note di “Bella Ciao” in versione inglese, dalle dinamiche tessiture di un altro maestro come Enrico Rava al canto di una sophisticated lady come Dianne Reeves, che ha posto il sigillo finale al Festival salutata da una standing ovation. Ma molti altri sarebbero i momenti memorabili da ricordare, ad iniziare dalle incursioni sul palcoscenico, quale richiestissimo special guest, dello stesso Joe Lovano fino ai concerti più intimi in cornici suggestive come quella dell’Accademia Carrara o della Sala Piatti. «Ancora una volta non possiamo non essere felici dei risultati ottenuti da Bergamo Jazz, uno dei nostri due festival internazionali, insieme al Donizetti Opera», commenta a caldo Massimo Boffelli, Direttore Generale della Fondazione Teatro Donizetti, «Possiamo quindi affermare che quello di Bergamo è uno dei festival jazz italiani più amati in assoluto, anche dal pubblico proveniente sempre più numeroso dall’estero, con conseguenti ricadute positive sul turismo cittadino. Un grande risultato raggiunto grazie a un impeccabile lavoro di squadra, dalla direzione artistica a tutto lo staff della Fondazione Teatro Donizetti. Il mio sentito ringraziamento va quindi a tutti coloro che si sono impegnati affinché la macchina organizzativa funzionasse al meglio, oltre che alle istituzioni e agli sponsor che ci sostengono». Ora si pensa già ai prossimi appuntamenti targati Bergamo Jazz, primo in ordine cronologico l’International Jazz Day del 30 aprile, con il concerto gratuito del pianista Claudio Vignali in programma nei Giardini PwC dell’Accademia Carrara alle ore 18.30. E poi i tre concerti straordinari al Lazzaretto con il trio Mare Nostrum di Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren (27 giugno), con Kurt Elling e gli Yellowjackets

Grandissimo successo per la 46esima edizione di Bergamo Jazz Festival!2025-03-24T14:39:37+01:00

La Stagione di Operette si conclude domenica 30 marzo al Teatro Donizetti con “Scugnizza”

Domenica 30 marzo (ore 15.30) si conclude la Stagione di Operette della Fondazione Teatro Donizetti: nel principale teatro cittadino andrà in scena Scugnizza, operetta in tre atti di Carlo Lombardo e Mario Costa che incarna appieno il tipico lirismo napoletano.  A portarla in scena sarà la Compagnia d’Operette Elena D’Angelo, che torna al Donizetti dopo il successo dello scorso anno con La duchessa del bar Tabarin. In palcoscenico: Elena D’Angelo, che firma anche la regia, Matteo Mazzoli, Paolo Cauteruccio, Merita Dileo, Gianni Versino, Maresa Pagura, Carlo Randazzo, Paola Scapolan. Direttore d’orchestra Marcella Tessarin. Coreografie di Martina Ronca. Allestimento e costumi Grandi Spettacoli. Durata 2 ore senza intervallo. Biglietti da 15 a 45 Euro, ridotti da 12 a 36 Euro. «Quando Carlo Lombardo si recò alla stazione per attendere l’arrivo di Mario Costa, non sapeva neppure lui con precisione il vero motivo del loro incontro. Era noto che a Costa occorrevano molti soldi, visti i debiti accumulati al gioco d’azzardo al Casinò di Montecarlo, quindi era ideale per lui lavorare per Lombardo, ricco impresario di Milano. Appena sceso dal treno, Costa venne portato nella prestigiosa casa musicale Lombardo e gli fu imposto di scrivere un’operetta di getto. Dopo due settimane Scugnizza era bell’e pronta con un libretto efficace ed una serie di brani indovinati e spesso anche ispirati, primi fra tutti “Napoletana” e “Salomè, “Una rondine non fa primavera”», racconta Elena D’Angelo, «Scugnizza debuttò in prima assoluta al Teatro Alfieri di Torino la sera del 16 dicembre 1922 con la protagonista Salomè interpretata da Nella Regini che, da vera ed anche un po’ capricciosa diva, pose come condizione alla sua partecipazione all’evento di poter indossare anche in questa nuova operetta toilettes sfarzose. Grande successo di pubblico e critica, a parte i vestiti inappropriati della Regini. Scugnizza è sicuramente l’operetta italiana per eccellenza, piena di lirismo tipicamente napoletano. La storia, a tratti commovente e a tratti comica, è assolutamente verosimile e rispecchia i canoni dell’operetta “all’italiana”, con quei tratti di regionalità che contraddistinguono la nostra produzione operettistica. La regia è assolutamente filologica, come è negli intenti della compagnia d’operette Elena D’Angelo, con l’aggiunta di una particolarità che impreziosisce la storia: La canzone “Era de Maggio”, sempre di Costa, che non è presente nello spartito del 1922, viene affidata al personaggio di Totò, ma con il testo modificato. Questa novità fu voluta dall’autore e aggiunta nelle edizioni successive».

La Stagione di Operette si conclude domenica 30 marzo al Teatro Donizetti con “Scugnizza”2025-03-24T12:15:53+01:00

La Stagione di Altri Percorsi prosegue con “Anfitrione”: giovedì 27 e venerdì 28 marzo al Teatro Sociale

Dopo il toccante Amore di Pippo Delbono ospitato al Donizetti, la rassegna Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti torna nella sua sede abituale, il Teatro Sociale di Città Alta, dove giovedì 27 (ore 20.30) e venerdì 28 marzo (ore 10.30) è in programma Anfitrione, rivisitazione del testo di Plauto ad opera del Teatro Kismet di Bari con la drammaturgia e la regia di Teresa Ludovico. Già in programmazione nel 2020 e poi annullato a causa della pandemia, Anfitrione ruota attorno al tema del doppio, fondamentale nel testo di Plauto e collocato dalla regista Teresa Ludovico in un ambiente malavitoso in cui sei attori e un musicista, in un movimento continuo, disegnano doppi mondi: divino e umano, sopra e sotto, luci e ombre. Nello spettacolo, quindi, verità e finzione si alternano e si confondono in un gioco di specchi attraverso il corpo e la voce degli attori. «Chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me, vedo il mio aspetto, tale e quale, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Non so più chi sono! Queste sono alcune delle domande che tormentano sia i protagonisti dell’Anfitrione, scritto da Plauto più di 2000 anni fa, che molti di noi oggi», racconta la regista Teresa Ludovico, «Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto dell’io, la perdita dell’essere garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguardano dei, padroni e schiavi. In essa il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuffarsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione, lontano da casa, per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena, e generare con lei il semidio Ercole. Giove-Anfitrione durante la notte d’amore, lunga come tre notti, racconta ad Alcmena, come se li avesse vissuti personalmente, episodi del viaggio di Anfitrione. Durante il racconto il dio provò, per la prima volta, un’ilarità che poi si premurò di lasciare in dono agli uomini. Dopo Plauto in tanti hanno riscritto l’Anfitrione e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo. Ho provato a farlo anch’io».  Teresa Ludovico è regista, autrice e attrice. Dopo la laurea, ha compiuto un lungo percorso artistico sotto la guida di diversi maestri, in Italia e all’estero. Dal 1993 fa parte del Teatro Kismet OperA di Bari e dal 1998 è regista stabile. Fra gli altri, scrive e dirige gli spettacoli Ecuba e i suoi figli, Bella e Bestia (premio Eti Stregagatto 2002), La regina delle nevi, Il malato immaginario presentati in festival e teatri in Europa, Asia e Australia. Si è avvicinata al teatro

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Bergamo Jazz 2025 giorno per giorno: dal 20 al 23 marzo

Quattro intense giornate nel segno dei mille suoni del jazz diffusi in tutta la città: da giovedì 20 a domenica 23 marzo si svolge la 46esima edizione di Bergamo Jazz, Festival organizzato da Fondazione Teatro Donizetti con il sostegno di Comune di Bergamo, di MIC-Ministero della Cultura e di sponsor privati. Sounds of Joy è il titolo scelto da Joe Lovano, dallo scorso anno Direttore Artistico di Bergamo Jazz, per testimoniare la grande varietà e vitalità di suoni, ritmi e colori che contrassegna una musica che rappresenta uno dei cardini dell’espressività artistica contemporanea. Tenendo fede alla propria natura, anche Bergamo Jazz 2025 sarà un Festival di respiro internazionale, un Festival diffuso: oltre ai concerti al Donizetti e al Sociale di Città Alta, sono infatti previsti significativi appuntamenti ospitati in piccoli teatri, in musei, in locali trasformati per l’occasione in accoglienti jazz club. Nutrita sarà la rappresentanza di musicisti italiani, inclusi numerosi nuovi talenti riuniti nella sezione “Scintille di Jazz”, e considerevole sarà lo spazio per il jazz coniugato al femminile, con la presenza di affermate cantanti e strumentiste. Questo il programma giorno per giorno.   Giovedì 20 marzo La prima giornata di Bergamo Jazz 2025 si svolgerà tutta in Città Alta, iniziando dal piano solo al Teatro Sant’Andrea di Via Porta Dipinta (ore 17.00) del cubano Aruán Ortiz, dalle cui dita sgorga una musicalità in cui la tradizione afrocaraibica si incontra con il jazz più avanzato. A seguire, doppio appuntamento per “Scintille di Jazz” al Circolino (ore 18.00 e ore 19.15) con il cameristico Kairos Trio del sassofonista Gianluca Zanello. Alle 20.30 ci si trasferirà al Teatro Sociale per una serata aperta dal trio del pianista Antonio Faraò, musicista di grande esperienza che per questa sua prima partecipazione a Bergamo Jazz sarà coadiuvato dal contrabbassista Ameen Saleem e dal batterista Jeff Ballard, già partner di Chick Corea e Brad Mehldau. Il secondo set al Sociale avrà come protagonista, in esclusiva italiana, Lizz Wright, tra le più intense voci nere di oggi che, grazie a una spiccata forza interpretativa, meglio riflettono l’humus culturale afroamericano muovendosi con naturalezza tra jazz, blues, gospel, songwriting.   Venerdì 21 marzo La seconda giornata di Bergamo Jazz 2025 avrà inizio alle ore 17.00 all’Auditorium di Piazza della Libertà con La Via del Ferro, quartetto apprezzatissimo dal famoso deejay e produttore Gilles Peterson, che include il sassofonista londinese Alex Htchcock, il batterista di origine neozelandese Myele Manzanza e due musicisti italiani di stanza nella capitale britannica, la tastierista romana Maria Chiara Argirò e il bassista toscano Michelangelo Scandroglio. Un gruppo dal piglio vivace candidato a essere una delle rivelazioni del Festival. Alle 18.30, per “Scintille di Jazz” è in programma al ristorante Legami Sushi&More, locale situato nel cuore del Sentierone, il concerto del duo del sassofonista Lorenzo Simoni e del trombettista Iacopo Teolis, uno dei gruppi selezionati per il progetto Nuova Generazione Jazz 2025 dell’Associazione I-Jazz, alla quale Bergamo Jazz aderisce. L’evento principale della giornata è sicuramente rappresentato dalla prima delle tre serate al Teatro Donizetti, con

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BERGAMO JAZZ 2025 entra nel vivo: domenica 16 marzo Bergamo Film Meeting inaugura Bergamo Jazz e mercoledì 19 si inaugura la mostra su Filippo Siebaneck

BERGAMO FILM MEETING inaugura BERGAMO JAZZ Bergamo Jazz, tanti concerti ma non solo. La marcia di avvicinamento al Festival, in programma dal 20 al 23 marzo, viene scandita da alcuni eventi di particolare significato che mettono a contatto la musica con altre arti, ad iniziare dal cinema. È infatti previsto anche quest’anno il tradizionale passaggio di testimone da Bergamo Film Meeting, che nella sua giornata conclusiva propone all’Auditorium di Piazza della Libertà due appuntamenti: la proiezione del film Il coltello nell’acqua di Roman Polanski (ore 14.15) e la sonorizzazione di Töchter (Due sorelle) di Ernst Lubitsch da parte del polistrumentista Danilo Gallo (ore 17.30). Il coltello nell’acqua è il primo lungometraggio firmato da Roman Polanski, all’epoca non ancora trentenne, e uno dei più fortunati debutti registici della storia della cinematografia: venne presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove vinse il Premio Fipresci, e fu il primo film polacco a ricevere una candidatura agli Oscar come miglior film straniero (fu battuto da 8½ di Fellini). La colonna sonora reca la firma di Krzysztof Komeda, pianista e compositore polacco considerato uno dei più originali esponenti del jazz europeo degli anni Sessanta. Il suo sestetto, di cui faceva parte tra gli altri il trombettista Tomasz Stanko, rimane una delle più pregevoli e innovative formazioni di quel periodo. Komeda, scomparso nel 1969, scrisse anche le musiche di Ingenui perversi di Andrzej Wajda e di Good Bye, Till Tomorrow di Janusz Morgenstern, oltre che di Cul-de-sac, di Per favore, non mordermi sul collo! e di Rosemary’s Baby dello stesso Polanski. Vagamente ispirato a La bisbetica domata di Shakespeare, Due sorelle è un film del 1920 riconducibile al filone commedia sentimentale ma con tratti surreali: Ernst Lubitsch, uno dei maestri del cinema tedesco, lo ambientò in un paesino imprecisato del Sud della Bavaria, raccontando la vicenda amorosa, contrassegnata da un turbine di equivoci, di un giovane e di due sorelle, l’una bellissima, l’altra inavvicinabile per la sua bruttezza. Danilo Gallo è uno dei più versatili e quotati bassisti italiani, a suo agio in diversi contesti stilistici. Spazia infatti con naturalezza dal jazz al rock, dalla musica improvvisata a collaborazioni che vedono la musica interagire con altre discipline quali teatro, danza, poesia, cinema. È leader o co-leader di gruppi di portata internazionale come Dark Dry Tears, Gallo & The Roosters, Guano Padano, The Last Coat of Pink e del progetto Lacy In The Sky with Diamonds (con Roberto Ottaviano e Ferdinando Faraò). Mostra FILIPPO SIEBANECK: UN UOMO DI CULTURA PER BERGAMO Mercoledì 19 marzo (ore 18; apertura al pubblico dalle 18.30) si inaugura poi al Donizetti Studio, di fronte alla biglietteria del teatro, la mostra Filippo Siebaneck: un uomo di cultura per Bergamo: attraverso l’esposizione di fotografie che lo ritraggono assieme a grandi artisti, di manifesti e documenti, la Fondazione Teatro Donizetti e Bergamo Jazz, insieme al Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo e all’Associazione Amici dell’Accademia Carrara, intendono ricordare, a 25 anni dalla scomparsa, Filippo Siebaneck, che per molti decenni è stato

BERGAMO JAZZ 2025 entra nel vivo: domenica 16 marzo Bergamo Film Meeting inaugura Bergamo Jazz e mercoledì 19 si inaugura la mostra su Filippo Siebaneck2025-03-12T13:54:15+01:00

BERGAMO JAZZ 2025: Incontriamo il Jazz dal 18 al 24 marzo all’Auditorium di Piazza della Libertà in collaborazione con CDpM Europe

Anche quest’anno, grazie alla collaborazione con Centro Didattico Produzione Musica Europe, Bergamo Jazz propone il ciclo di appuntamenti didattici “Incontriamo il Jazz”: un’occasione importante per far conoscere ai più giovani un linguaggio musicale ricco di contenuti artistici e portatore di messaggi universali di dialogo fra culture diverse, oggi più che mai necessari. 24 sono gli istituti scolastici di città e provincia che hanno aderito all’iniziativa che si svolgerà all’Auditorium di Piazza della Libertà nelle mattinate da martedì 18 a giovedì 20 e poi di lunedì 24 marzo. 84 le classi coinvolte per circa 1.900 alunni complessivi. Specifica in proposito Claudio Angeleri, Presidente del CDpM: «La sezione educational di Bergamo Jazz realizzata dal CDpM è uno tra progetti più importanti nel panorama nazionale dei festival jazz. È innanzitutto il primo in Italia. La prima edizione risale infatti al 1990 e in questi anni più di 30.000 studenti delle scuole primarie e secondarie del territorio hanno scoperto così il jazz e l’improvvisazione. Non si tratta solo di lezioni-concerto, ma di laboratori corali e di body percussion che realizziamo nelle scuole tutto l’anno insieme al Comune di Bergamo. Il festival Bergamo Jazz è il palcoscenico conclusivo in cui gli stessi ragazzi e ragazze affiancano dei musicisti professionisti suonando e spiegando ai compagni le caratteristiche e i valori di questa musica». I primi a essere coinvolti saranno gli allievi delle scuole secondarie, che nelle prime tre mattinate potranno scoprire i segreti dell’arte dell’improvvisazione attraverso l’esecuzione di brani proposti da Giulio Visibelli (flauto e sax soprano), Gabriele Comeglio (sax alto e clarinetto), Claudio Angeleri (pianoforte), Paola Milzani (voce), Marco Esposito (basso) e da Matteo Milesi (batteria), con interventi del musicologo Maurizio Franco. Questi incontri intendono avvicinare gli studenti all’improvvisazione attraverso diversi esempi interattivi nei quali si ripercorre l’evoluzione del jazz dalle origini afroamericane ad oggi. Un viaggio in continuo cambiamento capace di cogliere e sviluppare in tempo reale le qualità creative dei suoi protagonisti (da Louis Armstrong a John Coltrane e oltre), sulla base delle diverse culture con cui il jazz è venuto a contatto. L’improvvisazione, cioè la capacità di autografare in tempo reale ogni materiale musicale secondo la personalità di ogni musicista, è sicuramente uno degli elementi tipici del jazz. È ciò che più di altri lo differenzia dalla musica di tradizione europea, nella quale si sono cristallizzate due distinte figure: quella del compositore e quella dell’esecutore. Nel jazz, al contrario, convivono entrambe nello stesso individuo che inventa, interpreta, dialoga con gli altri musicisti in tempo reale, rendendo la musica unica e irripetibile. Tuttavia, l’improvvisazione non si improvvisa, ma è una disciplina rigorosa fondata su regole ben precise a cui attenersi, che al tempo stesso vengono reinventate. Gli incontri progettati dal CDpM per Bergamo Jazz intendono evidenziarle attraverso l’esperienza diretta dei ragazzi. Lunedì 24 marzo toccherà quindi agli studenti delle scuole primarie con “Tutti quanti voglion fare jazz”, titolo dietro il quale si celano alcuni classici del jazz e del gospel come “Amazing Grace”, “When the saints go marching in”, brani tratti dalle colonne

BERGAMO JAZZ 2025: Incontriamo il Jazz dal 18 al 24 marzo all’Auditorium di Piazza della Libertà in collaborazione con CDpM Europe2025-03-11T19:39:45+01:00
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